Videogiochi vittime di cattive scelte di mercato o della concorrenza

Vi sono alcuni videogiochi sconosciuti, ma di fattura elevatissima che spesso finiscono nell’ombra di altri titoli proprio per via di scelte di mercato sbagliate o di una cattiva pubblicizzazione; vediamo insieme alcuni di essi.

Se siete dei videogiocatori piuttosto navigati vi sarà capitato nella vostra lunga esperienza di imbattervi in titoli poco conosciuti, ma che poco o niente hanno da invidiare ad altri concorrenti molto più blasonati. È proprio per questo motivo che, dopo il video sul nostro canale personale riguardante i dieci videogiochi che si dovrebbero avere assolutamente di questo appena passato 2017 secondo la redazione, abbiamo deciso di portarvi un articolo con all’interno dei titoli, più o meno vecchi, che sono rimasti nell’ombra per svariati motivi. Alcuni di essi si sono ritrovati di fronte ad una concorrenza spietata da parte di videogiochi più famosi e con dietro degli studi di produzione e di sviluppo con disponibilità economiche maggiori, altri invece hanno avuto semplicemente poco spazio perché appartenenti ad una cultura diversa da quella occidentale a cui siamo abituati, vi basti pensare alla miriade di titoli nipponici molto poco noti in Europa o in America.

Detto questo vediamo insieme quali sono questi titoli, recenti o del passato, che in realtà sono delle assolute perle e che meriterebbero una seconda occasione, specialmente se siete amante del genere a cui essi appartengono.

Silver (1999)

Sicuramente questo è uno di quei videogiochi che in pochissimi riconosceranno, anche per via della sua ormai veneranda età. Silver era un gioco di ruolo d’azione come in quegli anni se ne vedevano davvero pochi, forte di un sistema di combattimento innovativo e che tutt’oggi non ha praticamente eguali. Sviluppato dalla Spiral House, nota per il più famoso Alone in the Dark, e pubblicato da Infogrames, Silver doveva essere la “risposta europea” ai giochi di ruolo del periodo, che erano prevalentemente di origine giapponese o americana. Nonostante gli ottimi voti dati dalla critica, il titolo non riuscì ad emergere perché proprio in quel periodo uscirono i più blasonati: Final Fantasy VIII, Suikoden II, Diablo II e Baldur’s Gate II. Si tratta senza ombra di dubbio di prodotti di fattura elevatissima, delle vere e proprie pietre miliari del genere, ma, come dice Ben Griffin di PC Gamer:

“With Final Fantasy VIII, Suikoden II, Baldur’s Gate II and Diablo II as contemporaries, Silver was somewhat lost in the shuffle. In my opinion, it was better than all of them.”

“Con Final Fantasy VIII, Suikoden II, Baldur’s Gate II e Diablo II come contemporanei, Silver fu qualcosa di perso nella confusione. Nella mia opinione, (Silver, ndr) è stato migliore di tutti loro.”

A Hat in Time (2017) e Yooka Laylee (2017)

Un videogioco a piattaforme d’avventura di una bellezza e qualità quasi disarmante, che sarebbe sicuramente riuscito ad emergere se non fosse stato oscurato a livello mediatico, ed in parte anche sotto il profilo della qualità, rispetto a Super Mario Odyssey. Tra i due sicuramente il videogioco sviluppato e pubblicato da Nintendo è superiore sotto quasi ogni aspetto, ma non per questo ci si deve dimenticare completamente di titoli fatti altrettanto bene. Non è infatti un caso se in molta della critica specializzata questo titolo abbia ricordato dei capolavori come Super Mario 64 e Banjo-Kazooie, fatto in più per cui esso merita sicuramente una seconda occasione, vista anche la sua natura da multi-piattaforma, per chiunque apprezzi il genere. La stessa cosa vale per Yooka Laylee, sviluppato da Playtonic Games e pubblicato dal Team 17, che vede nella squadra di sviluppo anche esponenti dell’ormai defunta Rare e che è il successore spirituale proprio di Banjo-Kazooie.

Motorsport Manager (2016) e Out of the Park Baseball (2017)

videogiochi

A differenza dei cugini strategici, i videogiochi gestionali non hanno mai vissuto una forte crisi. Vi è sempre stato più di qualche esponente di rilievo in grado di garantire varietà e continuità ad uno dei generi che personalmente tra i più interessanti dell’intero panorama video ludico per me. Football Manager è diventato con il tempo un vero e proprio colosso del genere, in grado di ritagliarsi una sempre più grande fetta di pubblico offrendo un prodotto molto ben fatto. Il suo successo e la sua comunità affiatata tuttavia ha finito per oscurare altri manageriali a contesto sportivo, che ben poco hanno da invidiare al fratello maggiore. Tra questi vanno assolutamente citati Motorsport Manager, ambientato nel mondo delle corse automobilistiche, e Out of the Park Baseball, che di edizione in edizione riesce a migliorarsi sempre di più. Ovviamente nel caso del baseball, il successo in Italia potrebbe essere molto arduo, visto il fatto che questo sport non sia particolarmente praticato, ma il videogioco in sé è fatto davvero bene e lasciarselo sfuggire potrebbe essere un po’ un peccato.

Persona e Yakuza

Prima di continuare con altri videogiochi vittime di una concorrenza spietata o di manovre di mercato sbagliate da parte della casa di produzione, volevo citare queste due serie che in Italia hanno visto ben poco successo, ad esclusione del solo Persona 5, ultimo capitolo della saga che è riuscito a farsi notare almeno per un brevissimo periodo anche nel nostro Paese. Yakuza è sicuramente l’esempio più calzante di come una seri di videogiochi del sol levante, per via delle poche vendite in occidente, finisca per uscire al di fuori del Giappone addirittura con anni di ritardo e senza una localizzazione oltre l’inglese, per altro solo scritto.

Nella mia personalissima opinione questo è un vero crimine da appassionato dei videogiochi, dal momento che, nonostante non si tratti di titoli esenti da difetti, i titoli della serie Yakuza sono stati in grado di divertirmi come non mai, di raccontare una storia notevole e ricca di tanti dettagli che mai mi sarei aspettato. Sono rimasto stupito anche del modo con cui essi siano stati narrati, riuscendo a trattare temi piuttosto importanti senza sfociare nel banale o nell’eccesso per forza di cose, come spesso invece si tende a fare recentemente. Persona invece rappresenta uno dei migliori giochi di ruolo di stile nipponico che con l’ultimo capitolo è stato in grado di sublimare tutte le ottime caratteristiche fino ad allora proposte. Quindi in questo particolare paragrafo la vera concorrenza spietata sono stati: l’occidente, che non ha saputo inquadrare a dovere questi titoli, e le manovre di mercato delle aziende produttrici, che ancora adesso fanno uscire capitoli di queste due serie con pochissima pubblicità.

Titanfall 2 (2016)

Questo videogioco non ha bisogno di presentazioni e non è un caso se nei qdss.it awards dell’anno scorso esso sia stato premiato come miglior sparatutto dalla nostra redazione. Nonostante questo la sua fama è stata relativamente breve, non tanto per via di DLC successivi a pagamento che ne hanno svuotati i server (che per altro per Titanfall 2 erano gratuiti proprio per evitare questo inconveniente) o perché il titolo soffrisse di problemi mai più risolti, ma per il suo periodo di uscita. EA pubblicizzò infatti anche piuttosto ampiamente il titolo di Respawn Entertainment, ma trovarsi tra le uscite dei due diretti rivali: Call of Duty: Infinity Warfare e Battlefield 1, non ha sicuramente giovato allo sparatutto fantascientifico di EA. Senza contare che nello stesso anno sono usciti Overwatch e Doom, altri due videogiochi, di cui uno votato interamente al multigiocatore.

Psychonauts (2005) e Rayman 2: The Great Escape (1999)

Il platform d’avventura di Tim Shafer, diventato famoso per capolavori quali Grim Fandango, The Secret of Monkey Island, Maniac Mansion e Full Throttle, è riuscito sin da subito ad attirarsi voti altissimi della critica specializzata, perdendo tuttavia il confronto in fatto di vendite e di pubblico. Il gioco si è trovato di fronte i più blasonati Jak and Daxter, di Naughty Dog, e Ratchet and Clank, di Insomniac Games, che ne hanno oscurato quasi totalmente l’uscita sugli scaffali. Lo stesso che è accaduto a Psychonauts è successo a Rayman 2 nell’ormai lontano 1999. Mentre la critica specializzata ne lodava il lavoro con voti davvero altissimi, volti a sottolineare il grande passo in avanti fatto non solo rispetto al primo capitolo, ma anche nel genere dei giochi a piattaforme d’avventura, il pubblico si dimenticò del titolo, a fronte dei ben più pubblicizzati: Crash Bandicoot 3: Warped, Donkey Kong 64 e Spyro 2, nonostante di base questi tre titoli non avessero nulla di particolarmente in più rispetto a Rayman 2.

Hollow Knight (2017)

Questo è uno tra i videogiochi più nominati nella nostra personalissima classifica di fine anno, ma che purtroppo non è mai riuscito ad arrivare sul podio. Come sarà già ben chiaro non ci troviamo in questo articolo di fronte a titoli brutti o scadenti, ma dinnanzi a prodotti ottimi, ma che per un motivo o per l’altro non sono riusciti ad emergere come avrebbero meritato. Hollow Knight ha infatti pagato lo scotto di una poca diffusione, colpa da un lato delle cattive scelte di mercato e della poca pubblicità di cui il videogioco ha potuto usufruire. Inoltre alcuni punti chiave del prodotto, come il comparto artistico sopraffino, sono finiti inevitabilmente in secondo piano di fronte a piccole perle come Cuphead, meno originale di Hollow Knight, poiché ispirato ai cartoni animati americani anni trenta, a volte quasi ricalcandoli. Nonostante questo si tratta di un videogioco molto profondo e che non si limita ad un “bel faccino” per attirare il pubblico, dal momento che anche le meccaniche di gioco sono particolarmente interessanti ed originali.

Silvestro Iavarone

Classe 1993, studente universitario, che passa comunque ancora tanto e troppo tempo a videogiocare, nonostante tutto!

2 pensieri riguardo “Videogiochi vittime di cattive scelte di mercato o della concorrenza

    • 14 gennaio 2018 in 22:49
      Permalink

      Si tratta di un articolo, quindi ho preferito limitarmi ad un numero preciso di videogiochi, ma potrei farne un secondo se ci sará sufficiente richiesta. Ho evitato Beyond food and egli perché è meno palese di rayman 2, della stessa Ubisoft, e di altri titoli qua presenti. Beyond fu più che altro poco apprezzato dal pubblico, poco compreso, a quanto ricordo. Era troppo avanti per i tempi per quello che ricordo, discorso un po’ diverso dai giochi qua!

Lascia un commento