Sono tornato. La doccia fredda che ci voleva per “l’italiano vero” – Recensione

Torna Mussolini e fa gli italiani fessi ancora una volta.

Non è affatto facile tentare di scrivere una recensione esaustiva e che renda giustizia a un film come Sono Tornato. Men che meno, immagino sia stata una passeggiata realizzarlo (e non per l’accoglienza di un imitatore del Duce nelle strade italiane, perché quella è stata ottima… e a questo ci arriviamo dopo).

Sono Tornato è una pellicola del 2018, diretta da Luca Miniero (Benvenuti al Sud e Benvenuti al Nord), remake di una commedia tedesca dal titolo Lui è tornato, entrambi tratti da un romanzo controverso e di successo (Er ist wieder da). Un film, tedesco, ha come protagonista un Hitler redivivo e deciso a riprendere il potere, l’altro Mussolini nelle stesse condizioni. Facile intuire dunque dove stiano le controversie, quanto fosse rischioso anche solo concepire storie di questo tipo. Con un commento così a caldo, mi espongo subito dicendo che tutto ciò che succede in entrambi i film “colpisce i punti giusti”, punge nel vivo e fa sentire idiote manipolabili entrambe le nazioni, non i politici o le persone in posizioni di governo, ma la gente comune.

TRAMA E SCENEGGIATURA

La parola remake sembra già soddisfare ogni dubbio. Tuttavia, per quanto lo “scheletro-base” della trama possa più o meno corrispondere al film tedesco, Sono tornato riesce a ritagliare la propria originalità, non solo con battute e momenti comici ad hoc e perfettamente calati nel contesto della società italiana (che sappiamo non poter essere più diversa da quella tedesca) ma proprio in alcune scelte di direzione narrativa diverse dalla storia originaria. Queste ultime potevano essere di più, in ogni caso è comunque ampiamente evitata la sensazione di una spudorata “scopiazzatura“.

A Roma il 28 aprile 2017, il Duce (Massimo Popolizio) risorge esattamente 72 anni dopo la sua morte. Egli si materializza letteralmente in piazza Vittorio con ancora la corda ai piedi con il quale era stato appeso a testa in giù in piazzale Loreto. Incontra una coppia gay di giornalai (attraverso cui capisce dove si trova e cosa è successo nel frattempo) e poi un aspirante regista (Frank Matano) che lo presenta alla sua emittente televisiva e lo lancia nel mondo dello spettacolo. Da qui il successivo esilarante viaggio italiano.

Per chi conosce l’ugualmente “fantasy” corrispondente tedesco non sembra niente di nuovo (e non riuscirei a rendere conto di tutte le differenze senza fare una quantità imbarazzante di spoiler, e non veramente necessaria). Quello che è importante sottolineare è che Nicola Guaglianone, con Sono Tornato, dimostra ancora una volta di saper maneggiare progetti “particolari”… scomodi, quanto controversi e in controtendenza, utilizzando un linguaggio filmico moderno e internazionalmente valido, ma che ogni volta (come infatti nel caso di Lo chiamavano Jeeg Robot) spiazza per la sua inconfondibile “italianità”. Il modo di fare cinema e di scrivere all’italiana si distingue sempre e quando ci si ritrova davanti a un prodotto riuscito, ti fa anche un po’ pensare: “dai, non è poi così male essere italiani”. Eppure la cosa incredibile che fa la sceneggiatura di Sono Tornato è proprio l’opposto: ti fa vergognare.

Come scrive Rolling Stone recensendo questo film (e splendidamente aggiungerei): “è uno schiaffo alle nostre facce da culo”. E non si potevano scegliere parole migliori.

Nel suo improbabile progetto di veicolare una nuova ascesa politica attraverso la comicità e gli show televisivi, il Mussolini di Miniero riceve praticamente solo elogi e complimenti. Molti pensano che basti il semplice nascondersi dietro la convinzione che ci si trovi davanti a un imitatore, non al Duce sul serio. Da spettatore ti rendi conto che non basta per nulla. Mussolini prende tutti in giro come allòra, mette davanti a verità universalmente condivisibili come il disarmante livello di ignoranza, non solo storica, italiana o di sfiducia nel sistema e nella politica in generale. Lo fa, però, tirando in ballo false emotività e promesse che ancora una volta ci “fanno fessi”.

Tanto per spoilerare solo una piccola cosetta: una delle idee più geniali di Guaglianone e assente dal film tedesco, è l’invenzione di un show, “I forgive you” a cui, quando si presenta la necessità di risalire la china del consenso popolare, Mussolini si presenta per avere la comprensione e il perdono di una persona. Stessa affabulazione, stesse promesse e parole solenni che mai troveranno un concreto riscontro, eppure il perdono arriva e in quel momento, tu seduto al cinema, hai la straordinariamente inquietante consapevolezza che è il perdono dell’Italia intera (e ghiacci il sedile).

Sono tanti i momenti di questo tipo all’interno del film, i cambiamenti di tono agghiaccianti e il brusco interrompersi della risata (quello più intenso di tutti, appunto, non ho intenzione di anticiparlo). Tutto efficacissimo e che ne fa una sceneggiatura preziosa e da bocca aperta, e vale di più che per quella tedesca, a mio modesto avviso.

PERSONAGGI E INTERPRETAZIONI

La cosa più vitale e difficile da realizzare era appunto l’interpretazione del redivivo Benito Mussolini. Ogni volta che saltavano fuori anticipazioni e video pre-release a me personalmente sovvenivano nuove incertezze e non ero la sola. Una buona fetta del pubblico non si aspettava granché da un tale difficilissimo tentativo di “resurrezione”.

Massimo Popolizio (per intenderci la “voce” di Voldemort) centra nel segno. Sconvolgenti somiglianze a parte, mostra una convinzione e un’intensità che risolvono anche l’altro grande problema di un progetto del genere: quello della credibilità.

Non si può dire lo stesso per Frank Matano. La sua interpretazione nel complesso è buona e regge le atmosfere più comiche e candid del film, ma l’ex-youtuber deve ancora lavorare molto sulle parti drammatiche.

Ottima anche la scelta di Stefania Rocca nel meraviglioso ruolo di Katia Bellini, direttrice dell’emittente televisiva del Mussolini Show, poi passata al nemico con il già accennato I forgive you, e crudele finale spalla del Duce. Spiccano nel cast anche Gioele Dix e una esilarante, tanto quanto drammatica e toccante, Ariella Reggio, nel ruolo di nonna Lea.

COMPARTO TECNICO

Nulla di particolare da segnalare in questo senso. Sia regia che fotografia sono abbastanza ben curati da un ormai capace Luca Miniero. Ancora di più che per i precedenti lavori, con protagonista Claudio Bisio, il regista dimostra di saper raccontare, emozionare e far riflettere, utilizzando la macchina da presa per sottolineare i momenti giusti, coinvolgere emotivamente o far ridere nella maniera che voleva.

Fotografia di gran lunga superiore al suo corrispettivo tedesco, a sua difesa quest’ultimo aveva comunque un budget molto più ristretto e una destinazione tutta televisiva.

Molto ben realizzato e bellissimo da vedere anche il miscuglio con elementi social, direttamente da facebook o da video di youtube. È veicolato da un montaggio moderno e veloce come subitanea e soverchiante è tutta la mole di notizie che il personaggio di Mussolini ha dovuto metabolizzare dopo aver scoperto internet.

Sono tornato è davvero un’inquietante presa di coscienza della nostra stupidità e “manipolabilità” (da italiani più ancora che da tedeschi). Con efficacia, risate ma anche commozione, ci mette davanti alla disarmante pericolosità della tanto cara e diffusa “rivalutazione del fascismo” dell’italiano medio, davanti anche all’inutilità e populistica/ignorante moda del “quando c’era Lui“. Luca Miniero con il supporto di un bravissimo Popolizio rende credibile e necessaria, per la sua forza politica e di messaggio, una così bizzarra storia di fantasia. Tanto da farti pensare: “se solo fosse vero… ho veramente paura di quello che io e altri italiani potremmo combinare”. Per citare una canzone di Gaber (che si riferiva più a Berlusconi ma tant’è), come puntualmente fa Rolling Stone, “Io non temo il Duce in sé, temo il Duce in me“. E su questa ulteriore inquietante nota lascio a voi, lettori, tutte le altre eventuali riflessioni.

 

 

Sono tornato

8

TRAMA E SCENEGGIATURA

9.0/10

INTERPRETI E PERSONAGGI

7.5/10

FOTOGRAFIA E REGIA

7.0/10

TEMATICHE E MESSAGGI

10.0/10

COLONNA SONORA

6.5/10

Pros

  • Un film controverso e provocatorio, dal messaggio efficace
  • Incredibile interpretazione del protagonista nel ruolo di Mussolini
  • Fotografia e regia più belle e curate di Lui è tornato
  • È un remake ma non lascia la sensazione di "scopiazzato"

Cons

  • L'interpretazione di Matano nelle parti drammatiche è molto debole
  • Pur avendo le sue azzeccate differenze, il film poteva essere ancora diverso rispetto al prodotto originario

Laura Collesano

Una vita all'insegna della dipendenza inguaribile da storie. Sono drogata da circa 27 anni e mai stata "sobria", forse neanche per un giorno. Che sia in forma filmica, cartacea o videoludica amo la narrazione e amo raccontare. Scrivo soprattutto di questo e altra mia grande passione: i dibattiti infiniti e più o meno calmi su personaggi, snodi narrativi, sotto testi... Basta vah ;)