The Preacher – 1^ stagione – Recensione

“The Preacher” è stata una piacevole sorpresa di Amazon. Un felice quanto strampalato connubio di spiritualità e crudo sarcasmo che lascia però spazio a molte riflessioni importanti.

La prima stagione di “The Preacher” conferma la tendenza di AMC al riadattamento televisivo dei fumetti, dopo l’esperimento, più che riuscito, “The Walking Dead”. In italia la serie è trasmessa da Amazon Video, ma è reperibile anche sul servizio Xbox dedicato alle serie Tv (al costo di 21 euro e 99, ovvero più del canone annuale per Amazon Prime). Ormai è molto evidente l’impegno di Amazon sul fronte dell’intrattenimento televisivo, e questa è una di quelle serie che a sorpresa potrebbe far soffiare il vento in poppa alla piattaforma.


TRAMA E SCENEGGIATURA

La serie è un riadattamento delle omonime strisce fumettistiche create da Garth Ennis e Steve Dillon, co-autori, inoltre, di Hellblazer, realizzato sempre per DC e che ha ispirato numerose opere cinematografiche e televisive. “The Preacher” è disponibile solo in lingua originale, ma sono disponibili i sottotitoli in italiano.

Dalle profondità dello spazio arriva sulla terra un’entità misteriosa, che si impossessa di diversi corpi umani, senza però riuscire a trovare quello adatto a contenerla. Intanto, in una piccola cittadina del Texas, Annville, conduce la sua vita squattrinata Jesse Cluster, predicatore poco abile nel suo lavoro. Abbandonata la malavita, ha scelto di seguire le orme del padre prendendo l’incarico di Preacher nella sua cittadina natale. Il secondo personaggio principale, Tulip, ex ragazza di Jesse, è inizialmente in fuga. Aiutata da due bambini a costruire un lanciamissili con delle lattine, sopravvive ad un scontro e scappa, diretta ad Annville. Il terzo e ultimo protagonista è Cassidy, un vampiro irlandese che piomba (letteralmente) nel territorio cittadino dopo uno scontro su un aereo e che viene portato in prigione, dove incontra Jesse. Il Predicatore si trova qui perché, una volta provocato da un padre e marito poco rispettoso della propria famiglia, pur avendo provato a tenere a freno i suoi istinti da ex criminale con buoni propositi cristiani,  ha dato il via ad una rissa (spettacolare) nel bar della cittadina. Una volta rilasciato, Jesse matura la decisione di dare le dimissioni dal suo ruolo di predicatore. Quella notte, però, l’entità che non aveva ancora trovato un corpo, lo trova proprio in quello di Jesse. Da quel momento lui avrà il potere di far eseguire qualunque suo ordine a qualunque persona con un’anima. Potere che gli si ritorcerà contro, in maniera sarcastica, più di una volta nel corso degli episodi. Dopo questo fatto nel Predicatore si risveglia una forte volontà di riscattare la sua cittadina dalla miseria morale in cui è perduta, e sembra essere pronto a tutto per portare a termine questa missione, persino a sovvertire le regole del buon predicatore a favore di atteggiamenti ben poco ortodossi.


All’inizio sembra tutto andare per il meglio, quando due personaggi, Fiore e DeBlanc, la cui natura in principio non è chiara, cercano di tornare in possesso dell’entità che Jesse ospita, con una motosega. Cassidy interviene, salvo poi fare una scoperta sconcertante sui due uomini che lo costringerà a scavare più a fondo per capire meglio la loro identità, fino a scoprire la strana verità. A quel punto ne parla a Jesse, a cui presenta i due agenti, che vogliono ancora l’essere evanescente dentro al corpo del Preacher. Quest’ultimo però ha altro in mente.  Il suo piano spaventa i due, che cercano di persuaderlo a restituire loro lo spirito che porta dentro.  Si scopre che la loro paura è decisamente fondata,  dato che arriva un agente (molto, molto determinato) del loro “datore di lavoro” incaricato di recuperarli e presentarli alle alte sfere. Da questo punto le cose per i due compagni precipitano. Pur riuscendo comunque in un primo momento nella loro missione grazie all’aiuto di Jesse (convintosi grazie ad un personaggio d’eccezione alla “fight club”), che ha cambiato idea e gli ha concesso di tentare l’estrazione dell’entità “con le buone”, poi dovranno rassegnarsi e accettare l’evolversi dei fatti che li vede in balia delle decisioni del Predicatore.

Tulip nel mentre è giunta in città già da qualche tempo, e, forte di informazioni nuove per Jesse riguardo il loro travagliato passato, ha cercato e cerca ancora di convincerlo a tornare sui propri passi criminosi, mettendo in crisi le convinzioni del predicatore, il quale però tenterà in tutti i modi di tenere sempre a mente la sua Missione. La stessa Tulip e Cassidy fanno conoscenza tra un sorso di alcol e un altro, mentre Jesse è impegnato a tentare di convertire il ricchissimo e malvagio possidente Quincannon, vecchia conoscenza di suo padre e ateo estremista che sarà l’antagonista principale, il villain da sconfiggere (se si può definire qualcuno così in questa serie). Tulip scopre che Cassidy è un vampiro, fatto che Jesse ignora e che porterà i due ad un intenso confronto e a esiti stravolgenti che coinvolgeranno anche Tulip, proprio prima delle battute finali.
Quincannon minaccia la chiesa di Jesse, il quale oppone resistenza e non capisce come mai il perfido possessore dell’enorme macello cittadino non gli abbia obbedito, dopo che gli aveva ordinato, usando il suo nuovo potere, di “Servire il Signore”. 

A questo punto Jesse prende in mano la situazione. Elabora un piano per dimostrare definitivamente e inconfutabilmente a Quincannon che il dio cristiano esiste. Lo mette in atto determinatissimo a compiere la sua missione, e ne faranno le spese, diventando vittime vere e proprie, Fiore e DeBlanc. Questi ultimi partiranno a quel punto per un viaggio della disperazione, apparentemente di sola andata. Le ultime due puntate sono spettacolari. Sorprese incredibili che lasciano a bocca aperta lo spettatore che non ha mai incontrato i fumetti sono dietro l’angolo. I colpi di scena, una dopo l’altro, stordiscono sia per le loro implicazioni morali e spirituali, sia per quello che verrà spontaneo chiedersi per quanto riguarda la seconda stagione, che arrivati a quel punto non potrà non avervi già strizzato l’occhio.

Gli autori sono riusciti a condensare il grande tema centrale della giustizia con la giusta intensità e nei momenti più adatti (come, ad esempio, il confronto tra Jesse e Cassidy), senza che diventasse troppo invasivo e risultasse quindi pesante. Anzi, hanno fatto in modo che sembrasse non solo legittimo,1 ma necessario affrontarlo. L’umorismo su questi temi così pesanti è davvero sottilissimo, ma al contempo si fa sentire lungo tutta la durata della stagione. Lo si percepisce ma non è così evidente, e per comprenderlo appieno bisogna riuscire a porsi le giuste domande e cogliere i giusti spunti. Pur peccando di continuità, lo story-telling si regge sulle solide basi dell’anima irruenta e aggressiva del fumetto, che compensa diversi momenti morti nel mezzo della narrazione. Il lavoro combinato di Regia e Cast (tra cui spiccano su tutti Ruth Negga, Joseph Gilligun, rispettivamente Tulip e Cassidy, e Jackie Earle Haley, nei panni di un Quincannon veramente difficile da interpretare) è riuscito a dare una consistenza tangibile e solida alla psicologia dei tre personaggi principali, dei quali si finisce per compiangere o apprezzare le scelte durante la loro storia. Decisamente meno marcato l’approfondimento dei personaggi secondari, ma che al contempo riescono ad essere un perfetto campione di “persone qualunque” con storie significative (Come il povero Eugene detto Arseface, o il villain Quincannon), lasciando aperte molte strade narrative che però si avrà il rimpianto di non aver approfondito. Tuttavia riescono così ad essere, un po’ tutti, portavoce di correnti di pensiero diverse. Visioni diverse. Diverse dalla ricerca della giustizia e di Dio in sé di Jesse, dalla visione disillusa, ma ancora portatrice di valori per lei validi come ad esempio la Lealtà, di Tulip, e dall’umorismo nero e il suo ruolo di coscienza parlante, data anche dalla sua veneranda età, del vampiro Cassidy. In questo modo viene dipinto un eterogeneo affresco su diverse correnti di pensiero morale del nostro tempo. Di sicuro non esaustivo come un saggio di mille pagine, ma certamente più graffiante, avvincente e godibile.

Fotografia, effetti speciali e costumi 

Nulla di particolarmente positivo o negativo da segnalare a riguardo. La fotografia è molto buona, gli ambienti desolati e la cittadina degli anni ’80 del Texas sono un’ottima cornice per la storia di Jesse e i suoi compagni. Lo sfondo viene catturato nello stesso spirito in cui si svolge la serie, ironico e aggressivo. Le luci sono state gestite bene nel complesso, sia quelle naturali che quelle artificiali, e si sposano perfettamente con lo stile della Regia. Riescono insieme a dare distinzione propria ai personaggi e spesso riescono con successo a richiamare in noi le emozioni e le sensazioni propri di quel determinato momento. Sempre con una vena di elegante e blasfemo cinismo.
Gli effetti speciali (giustamente) sono molto fumettistici in certe scene. Gli schizzi di sangue ricordano quelli di “300”, per intenderci. Non sempre però, è tutto così fumettistico. Ricordiamo che questa prima stagione ha una propria forte indipendenza dalle strisce firmate Ennis-Dillon. Ecco allora che in alcune inquadrature gli effetti speciali rendono una realtà cruda e violenta, e spesso portano allo sconcerto, come quando inquadrano ad esempio Eugene, il cui sfregio è realizzato magistralmente. I costumi sono l’ultimo tocco dei personaggi, che li completano definitivamente riflettendo il loro modo d’essere in quel dato momento della narrazione.

Colonna sonora e Audio 

La colonna sonora è perfetta complice per l’ironia di cui sono intrisi i dialoghi e le azioni dei personaggi. Spesso dà  qualcosa in più nei momenti morti della parte centrale, che altrimenti risulterebbero ancora più pesanti. Combacia perfettamente con lo spirito e gli accadimenti della serie, e a volte viene eseguita dai personaggi stessi. L’audio è di buona qualità, voci e rumori ambientali sono catturati con ottima qualità e danno il giusto contributo all’atmosfera. 

“ The Preacher ” va vista con un certo spirito, per non finire scandalizzati dal suo cinismo a tratti, come detto, persino blasfemo. Ha separato gli spettatori tra quelli affezionati al fumetto che non sono stati contenti del riadattamento e quelli che senza aver visto il fumetto hanno invece apprezzato questa serie tutta da scoprire. Black humor e domande esistenziali si fondono al fine di una iniziale e leggera riflessione sulla moralità e la religione, il tutto condito da azione spettacolare e botte da orbi. La seconda stagione promette spettacolo. Ora ci sono delle aspettative da mantenere, speriamo che, come in tanti altri casi, non vengano disattese.

8

Sceneggiatura

8.5/10

Regia e Fotografia

8.0/10

Colonna sonora e Audio

8.0/10

Costumi ed effetti Speciali

7.0/10

Cast e Recitazione

8.5/10

Pros

  • Regia e Sceneggiatura ottime come anche il cast: insieme danno vera profondità ai personaggi.
  • Location retrò scelte con molta cura.
  • Diversi spunti di pensiero, che scaturiscono anche dall'umorismo ironico proprio della serie.
  • Ritmo serratissimo e coinvolgente nelle battute iniziali e finali, ma...

Cons

  • ... un po' troppo lento nella parte centrale.
  • Una serie difficile da digerire. Potrebbe aizzare molti a causa del suo humor un po' spinto e a tratti blasfemo.
  • Ci sono molti filoni narrativi aperti, che pur esistendo solo per essere utili nell'economia della serie, è un peccato non vengano chiusi (a parte uno in particolare che continuerà nella seconda stagione).

Emiliano Mazzeschi

Studente del terzo anno della facoltà di lettere a Udine, i miei hobby sono leggere, scrivere, videogiocare, mangiare Frico e fingere di avere una vita sociale attiva quanto le mie mandibole.

Lascia un commento