Steel Knight 1513 : un enorme bug con un gioco attorno – Recensione

Spesso tra gli indie si scovano vere e proprie perle, purtroppo non è questo il caso.

Steel Knight 1513 è un platform indie ambientato nell’America precolombiana uscito il 26/04/2018. Metto le mani avanti: nonostante svariate ore di gioco non l’ho terminato e adesso vi spiego perché.

Trama

La trama in questo gioco ricopre un ruolo marginale: ci viene solo mostrata all’inizio una schermata in stile pergamena in cui è scritto che un soldato della corona spagnola in esplorazione in America del Nord, saputo di un tesoro nascosto, diserta e parte per cercarlo. Nel corso dei vari livelli poi troveremo alcuni capi indiani che ci daranno delle indicazioni. Questo è quanto di più vicino ad una trama si trovi in Steel Knight. Non è tanto la bellezza (assente) della trama, quanto l’utilità: sembra buttata lì senza apparente motivo. Poco felice infine la scelta di inserire una sorta di sotto trama che coinvolge civiltà aliene, probabilmente allo scopo di contestualizzare trappole laser altrimenti totalmente fuori posto.

Gameplay

Il gioco consta di 12 livelli più bonus da completare tutti d’un fiato senza salvataggi, alla vecchia maniera. È una precisa scelta degli autori quella di rendere il gioco “retrò” e non posso contestarla. Il gioco è eccessivamente trial and error e costringe il giocatore a “studiare” i livelli e imparare a memoria dove sono celate le insidie. Per quanto io detesti questa caratteristica, nemmeno questa è contestabile in sé. Uniamola al sistema a vite: 12 livelli diventano un’agonia. Aggiungiamoci, poi, che almeno la metà delle volte che si colpisce un avversario si prende danno: a nulla vale la spada frapposta fra noi e lui.

Possiamo spostarci, saltare e attaccare. Nessuna di queste azioni risulta fluida né piacevole. I nemici sono quasi tutti uguali, nell’aspetto e negli attacchi. Abbiamo scheletri diversamente abbigliati ed equipaggiati che attaccano quasi tutti allo stesso modo, ragni giganti, scorpioni e poco altro. I boss sono nemici un po’ più grandi e caratteristici, ma sempre la solita solfa. Nel corso della nostra avventura possiamo raccogliere power-up difensivi e armi che valgono come power-up offensivi: la sola differenza tra le armi infatti (oltre all’aspetto) sta nel danno inflitto.

Comparto Tecnico

Poiché il gioco è retrò ero disposto a sorvolare su buona parte dei problemi precedenti, tuttavia alla fine mi resta il dubbio che retrò sia stato aggiunto dopo. I modelli 3D sono brutti, gli elementi bidimensionali sullo sfondo pure: retrò non significa brutto. Incredibilmente, nonostante il livello di dettaglio grafico sia minimo, il framerate è basso perfino nel trailer. Il giocatore pare fluttuare sul terreno e le animazioni sono lente e legnose. Nei primi minuti di gioco pensavo fosse almeno reattivo, tuttavia basta avanzare di poco per rendersi conto che, non appena la scena si fa concitata, il gioco inizia a perdersi alcuni input (spesso salti) impedendoci di giocare decentemente. Talvolta capita che il nostro personaggio si “incagli” su una superficie completamente verticale, permettendoci quasi di scalarla.

Vorrei fare una menzione speciale al tasto “magic” che non serve mai a nulla, ma una volta premuto all’inizio del nono livello, mi ha fatto tornare al menù principale e perdere 30 sudati minuti di gioco. In ultimo la ciliegina: premendo F12 non si avrà uno screenshot, bensì una finestra con la console di gioco, casomai voleste vedere il codice per capire come si realizza un capolavoro…

 

Steel Knight 1513 è un gioco brutto e frustrante che, passata l’ilarità delle fasi iniziali, riserva al giocatore solo noia e rabbia. Non fatevi ingannare dalla dicitura “vintage”: questo gioco sarebbe stato brutto anche 15 anni fa. Per 10 euro poi non posso che consigliarvi vivamente di prendere altro. Divertente sì, ma per i motivi sbagliati.

3.3

Trama

5.0 /10

Gameplay

4.0 /10

Comparto tecnico

1.0 /10

Pros

  • Buona reattività...

Cons

  • ...per i primi 5 minuti
  • Gameplay ripetitivo
  • Trial and error unito ad un numero limitato di vite
  • Cura inesistente

Michele Miranda

Ho 19 Anni, studio informatica e fin dall'infanzia mi appassionano i videogiochi, la fantascienza e i fumetti Marvel (soprattutto quelli che parlano di supereroi in calzamaglia rossa e blu con uno zio morto di nome Ben).