Sigle – Quando musica e immagini raccontano le serie TV

Le canticchiamo, ce ne prendiamo gioco, le riconosciamo quando ci capita di sentire il brano completo da cui sono tratte: le sigle delle serie TV sono un vero biglietto da visita non soltanto musicale, ma anche visivo, che ci dà un’idea del prodotto in poche decine di secondi.

Come un teaser trailer al cinema, la sigla di una serie televisiva ha il compito di illustrare in un arco di tempo più o meno breve – dai 2 minuti e mezzo di Twin Peaks ai 13 secondi di Scrubs – il contenuto e l’atmosfera del telefilm che sta presentando. Alcune forniscono un elenco del cast principale, altre si limitano al nome della serie: un comune denominatore è, però, la scelta di personalizzare il tema musicale e lo stile di editing e immagini, così che lo spettatore non possa fare a meno di ricordarsi e associare quella specifica serie alla sua indistinguibile sigla.

Music and lyrics

Alcune sigle presentano un tema musicale tratto da una canzone già in commercio, oppure creato appositamente per la serie, e lo fanno con grande criterio: il sopracitato Scrubs, sit-com di successo “raccontata” in prima persona dal tirocinante medico JD, canta: “Non posso fare tutto da solo, non sono Superman“, facendo riferimento all’imperfezione e alla natura “umana” del protagonista e di tutti gli altri personaggi. O ancora a Friends, che non poteva scegliere migliore incipit se non “I’ll be there for you”, e l’ormai famosissima  sbeffeggiata sigla di Dawson’s Creek, ricordata se non altro per l’infelice scelta di parole inglesi dalla forte assonanza nella prima strofa della canzone: I don’t want to wait!

Non è una scelta recente quella di usare testi esistenti per descrivere in breve il contenuto dello show. Il tema musicale di Happy Days composto nel 1976 per l’omonima sit-com con protagonista un giovane Ron Howard costituisce però una piccola eccezione: invece di fornire indizi sul contenuto e i temi della serie, presenta un testo quasi più indirizzato agli spettatori adulti che ricordano i loro “giorni felici” negli anni ’50. Una scelta, insomma, quasi autoreferenziale. Un altro tipo di eccezione è quella rappresentata da Willy, il principe di Bel-Air, in cui è lo stesso attore protagonista Will Smith a cantare la sigla d’apertura del suo show. In questo modo, è il personaggio principale a presentare sé stesso e il suo show.

La parola alle immagini

Quanti di voi guardavano con costanza La signora in giallo, e quanti di voi ne saprebbero riconoscere il tema musicale? Avete mai visto un intero episodio de La famiglia Addams  degli anni ’60, e conoscete la musica che caratterizza la breve intro della serie? Talvolta si ricordano con facilità le note musicali di una serie, più che con il contenuto della serie stessa.

Un’altra, forse oggi più sfruttata e apprezzata tecnica per rendere uniche e indimenticabili queste sigle è dunque quella di lasciar parlare le sequenze e il tema musicale composto appositamente per lo show. Nell’ultimo decennio, piccoli capolavori di pochi minuti o secondi sono stati creati, grazie alla crescente cura dedicata alla realizzazione di serie TV, che ormai non hanno niente da invidiare alle produzioni cinematografiche.

La lista è indubbiamente infinita, ma possiamo prendere a esempio alcune sigle di telefilm più e meno recenti: 

La sigla di Dexter può essere considerata un esempio perfetto di come in pochissimo tempo si possa riuscire a presentare il tema e in questo caso anche il personaggio principale, grazie alla sua Morning Routine che ci dà anche un’idea dell’atmosfera che ci aspetta…

 

Lo stesso è riuscita a fare una sigla molto più minimale e “silenziosa” come quella di Lost, che ben si adatta al clima di mistero che caratterizza le 6 stagioni dello show di J.J.Abrams. Ancora, in casi come quello di Supernatural, la breve intro sempre a tema horror cambia di stagione in stagione, lasciando però inalterato il commento sonoro. Una caratteristica che sembra accomunare i telefilm del brivido, poiché la stessa tecnica è adottata per American Horror Story: le sequenze della sigla si adattano di stagione in stagione al contenuto della serie, modificando leggermente anche il tema musicale, che però è sempre riconoscibile.

Una menzione speciale merita una serie televisiva non particolarmente apprezzata (giudicando dall’audience televisivo), Penny Dreadful. La serie è ambientata nella Londra vittoriana, teatro dark di molti romanzi gotici dell’Ottocento i cui personaggi sono stati resi protagonisti dello show: Dracula, Frankenstein, Dorian Gray, e una protagonista non proveniente dalla letteratura ma perfettamente calzante nelle atmosfere cupe dell’epoca. La sigla riesce a trasmettere immediatamente l’idea di tutti i temi trattati non soltanto nella serie TV, ma anche nella reale epoca in cui il gusto letterario verteva sull’horror e il gotico. Vengono mostrati animali solitamente considerati ripugnanti, sangue, ferite, uno stormo di pipistrelli al posto della graziosa immagine di rondini in volo, insomma: il “brutto” e tutto ciò che è tenuto nascosto della natura umana e animale, del quale però non si può fare a meno, e che a suo modo è…perfetto. In poche sequenze di immagini, i video editor sono riusciti a rendere il pensiero dell’epoca nei confronti dell’orrore, così come il contenuto di uno show televisivo.

Storpiate, canticchiate o fischiettate, le sigle delle serie TV sono senza dubbio un biglietto da visita dei nostri show preferiti, e un modo veloce ed efficace per ricordare le storie e i personaggi che hanno caratterizzato un particolare periodo della nostra vita.

Sarah Grossi

Datemi indie games e nessuno dovrà ascoltare la terrificante storia di quando scelsi la PlayStation al posto dell' Xbox perché "questo verdolino non mi garba mica tanto"

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