“Quo Vado?” successo meritato o eccessivo?

“Il nostro Signore, sin da quando siamo nati ci dona dei talenti!”

“Tu, Checco, cosa vuoi fare da grande?”

“Io voglio fare il posto fisso!”

Penso che abbiate già capito che inizierò questo 2016 parlando appunto del film di grande successo del momento: “Quo Vado?” di Checco Zalone (prodotto grazie a Pietro Valsecchi e al regista Gennaro Nunziante). In soli 3 giorni, ha superato ogni record di incassi, oltre Harry Potter e oltre Star Wars, arrivando a quota 22 milioni di euro, contro ogni aspettativa. Ma il film, merita davvero tutto questo successo? Scopriamolo insieme!

TRAMA

Checco viene cresciuto dal padre con il mito del posto fisso, lavoro che anch’egli fece per anni. A 38 anni, vive quella che ha sempre ritenuto essere la sua esistenza ideale: scapolo, accasato presso i genitori e per questo servito e riverito dalla madre e dall’eterna fidanzata che non ha alcuna intenzione di sposare, assunto a tempo indeterminato presso l’ufficio provinciale Caccia e Pesca, dove il suo incarico consiste nel timbrare documenti comodamente seduto alla scrivania. Ma le riforme arrivano anche per Checco, e quella che abolisce le province lo coglie impreparato: il suo status di single relativamente giovane lo rende idoneo alla richiesta “volontaria” delle dimissioni, a fronte di una buonuscita contenuta. Ma Checco, aiutato dal senatore che ha aiutato lui e tutta la famiglia, non cede alle richieste della “liquidatrice”, la granitica dirigente Sironi e lei, Polo nord- Quo Vadoal fine di liberarsene, lo spedisce in giro per tutta l’Italia, nelle sedi più disagiate e scomode. Checco si adatta e non molla. Alla Sironi non resta che tentare un’ultima carta: mandare l’impiegato al Polo Nord, in mezzo alle nevi perenni e agli orsi bianchi. Per fortuna al Polo c’è anche Valeria, una ricercatrice di grandi ideali e di larghe vedute che cambierà il destino del nostro eroe e gli farà scoprire i piaceri (e le responsabilità) di una vita civile.

COMMENTO PERSONALE

“Quo Vado?” arriva in un momento molto particolare del cinema italiano e mondiale in generale. E’ il periodo delle festività natalizie, ciò significa (ahimè) che i cinema sono tempestati dai cinepanettoni, intervallati da film di successo come Star Wars. Il quarto film di Luca Medici (alias Checco) è però un’ancora di salvezza della comicità italiana: non ha nulla a che vedere con Star Wars, ma nemmeno con l’ignoranza, la volgarità e l’inutilità dei cinepanettoni. “Quo Vado?”, infatti, riesce a trattare in chiave comica e ironica, le difficili situazioni che vive e che ha vissuto la nostra nazione.

In primis, l’idea fissa e ossessiva del posto fisso; essa infatti, è stata da sempre una salvezza per molti italiani, avuta anche grazie ad aiuti politici (nel film, dal senatore Binetto ovvero Lino Banfi) i quali, usavano la promessa del posto fisso per ricevere voti. Grazie al posto fisso, infatti, come mostra anche lo stesso Zalone, i lavoratori pubblici si potevano permettere (e si possono permettere) Quo Vado - Famigliagrandi agevolazioni, anche pensionistiche, che la maggior parte dei lavoratori privati può solo sognare. Questo sogno del posto fisso, nacque durante la cosiddetta “Prima Repubblica” periodo che va dal secondo dopoguerra ai primi anni Novanta, uno dei periodi più rosei dell’Italia in termini economici e per questo molti se ne approfittarono. Forse si poteva evitare l’eccessiva volontà di salvare il posto fisso, cosa che prima viene vista in chiave ironica e poi diviene quasi una difesa nei confronti di chi per anni ha sprecato i soldi pubblici per non fare nulla dalla mattina alla sera, poiché vengono visti come dei “martiri” che vengono “costretti” a firmare le dimissioni in cambio di una “piccola” buona uscita.

Altri temi secondari, o meglio definibili come delle frecciatine, riscontrabili nel film sono: la critica “velata” alla TAV, la voluta differenza ideologica e culturale tra i disordinati e incivili italiani, e l’eccessiva compostezza e civiltà nordica che lo porta prima all’amore verso i norvegesi (dopo il trasferimento) e poi all’odio e al desiderio di tornare in Italia. Altre     critiche si intravedono verso i centri di accoglienza, ai “condannati alla partita IVA” che quindi non percepiscono la tredicesima, al razzismo, ai prepensionati in carriera e all’eccessivo “amore” per il calcio, che però finiscono con lo stemperarsi in un buonismo incongruente con la comicità classica del protagonista.

Prima di passare al giudizio personale sulla recitazione e la comicità, volevo spezzare una lancia a favore della fotografia. Niente di esaltante, sia chiaro, ma al di sopra della media dei film comici italiani, poiché va oltre la “semplice” Italia, arrivando fino alla Norvegia o all’Africa più nascosta. Ben azzeccata l’idea di mescolare ad esempio ambienti, culture e persone nordiche e africane, segno di uguaglianza e civiltà, che in Italia (come è possibile notare in una breve scena di gioco a pallone tra bambini calabresi) ancora manca.Africa - Quo Vado

La recitazione è quella classica di Zalone, fatta di volgarità mirata e irriverenza verso ogni forma di perbenismo, ma molto più matura. Non è una comicità ignorante, riscontrabile invece tra i cinepanettoni. Non è quasi mai scontata, ma nemmeno nascosta, ovvero le battute sono prese e servite, non c’è nulla da capire o di nascosto. Mi azzarderei a definirlo a metà tra la comicità muta e facciale di Chaplin e l’irriverenza spinta di Sordi. Azzeccata la parte finale, che non spoilero, in cui però dimostra ancora una volta l’umanità nei confronti del prossimo, mettendo di lato la comicità per qualche secondo. Non ho apprezzato l’idea di inserire una parte cantata in stile Adriano Celentano verso la fine del film, poco c’entrata nello stile, ma non nel tema, al contesto del film. Accettabili, invece, le canzoni di sottofondo come “Italian Boy” e “La Prima Repubblica”.

In conclusione il film, se guardato attentamente, è più che accettabile. Ovviamente se si tiene conto solo della comicità, nonostante molti passi avanti dai tempi di Zelig, a volte può risultare fastidiosa, ma non ai livelli infimi che conosciamo noi italiani. Un “cozzalone” politicamente scorretto, che si fa apprezzare e diverte.

Giovanni Arestia

Ciao a tutti, sono Giovanni Arestia (gioare). Sono appassionato di videogame fin dal glorioso Snes (non molto vecchio) e di tecnologia in generale. Spero di esservi di aiuto e di essere utile, buona lettura.

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