Porn-pass, ecco una idea che non funzionerà mai

Porn pass, inizia una nuova era?

Ci sono molte idee nelle teste dei politici europei od anche esterni, ma non sempre sono idee funzionali o intelligenti. La pornografia ha sempre suscitato interesse nelle alte sfere, solitamente risultando essere ai loro occhi un problema. Il discorso è complesso e ci sono tante sfumature, le persone scandalizzate che chiedono a gran voce una risoluzione, le persone che pensano sia una liberazione per la società. In sostanza la censura e la libertà, il bianco e il nero, lo yin e lo yang, è sempre così quando c’è qualche argomento un po’ scottante. La politica? La politica deve mettersi in mezzo, cercando una via d’azione che soddisfi entrambe le parti e preservi l’integrità morale e fisica della popolazione, ad ogni fascia d’età. Ed è qui che entra in gioco il Porn-pass.

Di che si tratta?

Il Porn-pass, un’idea dei legislatori britannici per limitare l’utilizzo della pornografia alla popolazione sotto i 18 anni.
Premettendo che la popolazione è composta da tante fasce d’età e che l’intelligenza e lo sviluppo personale, sia fisico che mentale sono molto soggettivi, l’idea di limitare i troppo giovani nell’accesso alla pornografia potrebbe anche essere condivisa. Ma torniamo al dunque, di che si tratta? Beh, per farla breve un ragazzo dovrà andare in edicola, spendere circa 12 euro per acquistare un Porn-pass, consegnare un documento d’identità, la cui copia rimarrà all’edicolante, e con questo il giovane potrà accedere ai siti pornografici. Parliamo di un codice di 16 cifre che sbloccherà l’accesso ai più comuni siti pornografici disponibili in Inghilterra. 

Pro e contro? Ce ne sono e non pochi, di contro.

L’ovvio effetto sperato è la diminuzione dell’accesso dei troppo giovani alla pornografia, argomento per i quali magari non li si ritengono ancora pronti. Inutile dire che diventerà un contro. Ma per capirci facciamo un qualche raffronto storico: 1920-1933, epoca del proibizionismo. In america si cercava di raggiungere una mentalità sana, degli alti standard morali, cercando di limitare ed anzi eliminare l’accesso a tutto ciò che danneggia la morale, ovvero l’alcool, le droghe (fumo incluso), il gioco d’azzardo. Rileggendo un libro di storia al riguardo si capirà come questo sistema non abbia per nulla funzionato. Infatti il risultato è stato un aumento sproporzionato della criminalità. L’alcool, divenuto famoso come Moonshine, veniva prodotto e venduto in delle cantine sotto i bar della città, assieme alla pratica del gioco d’azzardo. Non potendo giocare apertamente vennero allestiti combattimenti clandestini e mini giochi dove si facevano saltare due dadi al costo di 50 centesimi di dollaro. Di fatto la censura ha portato all’aumento della voglia di libertà. Ad oggi come si manifesterebbe questa voglia di libertà in un mondo evoluto, decentralizzato, informatizzato e digitale? A dare questa risposta è una intervista al Social Media Manager e blogger Simone Bennati che spiega come ci siano dei problemi tecnici alla base di questa idea. Si va su internet per non essere visti e giudicati, i giovani sanno togliere i sistemi di geolocalizzazione dai propri dispositivi, ma sopratutto l’universo Internet non è fatto solo di comuni siti. Nella rete mondiale prosperano le cosiddette reti P2P, ovvero Peer to Peer, che consentono l’invio di qualsiasi tipo di file da un utente ad un’altro senza l’intermediazione dei siti web. Ma oltre l’intervista si possono anche aggiungere altri sistemi, quali i blog o i forum di discussione dove un utente potrebbe contattare direttamente un’altro e scambiarsi video ed immagini via email ma, sopratutto, l’accesso al Deep Web è diventato piuttosto facile anche se sconsigliato e questo è un ambiente di ricerca grande, variegato, pericoloso ma pieno di soluzioni.

Cosa bisogna ancora affinare di questa idea?

Ci sono alcuni concetti importanti che vanno elaborati, come la privacy della persona, l’integrità morale di un ragazzo che deve obbligatoriamente esporsi ad un’altra persona. Mi domando, ma non sarebbe meglio educare i giovani alla sessualità in anticipo invece che censurarla? Dopotutto la sessualità non è una delle grandi forze che guida il mondo? Fa parte della natura, di tutta la natura e andrebbe imparata, insegnata e moralizzata, ma la censura rischia di ottenere l’effetto opposto. E vogliamo dircelo? I giovani sanno usarlo un computer, uno smartphone o un tablet.

Christian Florenti

Ragazzo di 27 anni, amante di tecnologia e videogames, di ogni genere ma sopratutto gestionali, scrittore dilettante, ho preso molto da mia madre, scrittrice di professione che nel suo paese ha frequentato l'accademia di letteratura laureandosi. Appassionato anche di informatica in ogni sua variante, dal passato ad oggi al futuro.