Monochroma, un gioco in potenza – Recensione

Cosa succede quando si tenta di imitare un titolo famoso, ma una serie di piccoli problemi si accumulano sino a diventare enormi? Monochroma è il figlio brutto di Limbo.

A cominciare dalla trama, questo gioco presenta diversi problemi. Ed è un peccato, perché il primo impatto – ciò che mi ha fatto scegliere di provarlo – prometteva di più, molto di più. Con un’estetica che chiaramente richiama al notissimo Limbo, Monochroma propone un classico puzzle platform in scala di grigi, con come unica nota di colore il rosso di alcuni elementi come i personaggi o gli oggetti attivi. Questo ricorda molto Schindler’s List o, più recentemente, INSIDE, anche se quest’ultimo titolo è uscito decisamente dopo, quindi le accuse cadono.

Tutta la storia ruota attorno a questi due bambini di cui il più piccolo, mentre gioca con un’aquilone, cade e si distorce una caviglia. Il maggiore se lo mette in spalla e qua comincia il peregrinare dei nostri protagonisti. Per qualche ragione non riescono a tornare indietro, verso casa, e quindi procedono per quattro ore di gioco in linea retta, attraversando città, corsi d’acqua, campi e arrivando persino sopra uno zeppelin. Già con una simile base narrativa non è facile parlare positivamente del gioco.

Gameplay

Non si può dire che Monochroma proponga qualcosa di innovativo. Questo non sarebbe necessariamente un male, la maggior parte dei titoli che giochiamo sono imitazioni o rivisitazioni di altri più o meno famosi. Il problema è  che non solo esteticamente sembra di guardare una via di mezzo tra Limbo e INSIDE, ma i puzzle ambientali sono roba vista e rivista. Inizialmente estremamente semplici, davvero troppo semplici, cominciano a diventare più interessanti solamente nella seconda metà del gioco, decisamente troppo in là per molti giocatori poco pazienti.

Meccanica un po’ più interessante, il nostro protagonista – il fratello maggiore – avrà due fasi: una libera e una col fratellino sulle spalle. Durante la prima sarà una vera cavalletta, in grado di spostarsi velocemente e compiere salti incredibili; nella seconda, ovviamente, sarà limitato dal peso eccessivo. Su questa base è fondato l’intero gioco, ovvero sulla necessità di mollare qua e là il fratellino per potersi muovere liberamente, senza lasciarlo troppo indietro e senza farlo fuori per sbaglio. Ovviamente non potremo semplicemente poggiarlo qua e là, ma solamente in aree predefinite, ovvero sotto dei fasci di luce, il che ci complicherà non poco la vita.

Comparto Tecnico

Oltre alla banalità di storia e gameplay, che da soli non andrebbero ad affossare del tutto Monochroma, il comparto tecnico lascia a desiderare. Laddove fondali davvero piacevoli a vedersi ci intrattengono dal lato visivo, i personaggi dalle animazioni e movenze legnose ci fanno storcere il naso. I piedi del protagonista sprofondano sempre di qualche pixel nella pavimentazione, segno di collisioni malfatte. I salti vengono facilmente interrotti o mozzati da una forte imprecisione nelle movenze. Alcune animazioni, come quando veniamo catturati da un inseguitore, magari durante un salto, non hanno fasi di transizione: un istante saremo in aria sopra l’avversario, l’istante dopo saremo tra le sue braccia rigidamente tese. Quando il protagonista si afferra a un cavo, le sue mani sono ben ancorate all’aria, distanti dal teorico punto di appoggio.

Insomma, è evidente uno sbilanciamento tra il team che si è occupato della grafica e quello che ha curato la programmazione. Inoltre la morte, spesso causata da imprecisioni delle movenze o delle collisioni, è fastidiosissima a vedersi, accompagnata da una schermata rossa in bassissima definizione. Sarà meglio per voi, infine, giocare con mouse e tastiera, perché utilizzando un gamepad dovrete andare a tentativi fino ad aver imparato i comandi. Per qualche ragione, infatti, durante le prime fasi di gioco vi appariranno solamente i suggerimenti riferiti ai controlli su tastiera.

Conclusioni

Il gioco è esteticamente godibile. Ha una soundtrack piacevole che mi ha ricordato moltissimo PID e, bisogna dirlo, offrirebbe una storia – muta – di una certa profondità. Ma tutto ciò non è sufficiente. Nel momento in cui il gioco diventa frustrante a causa dei suoi evidenti limiti tecnici, in cui la sua longevità è pari a quella di Limbo e, allo stesso tempo, è in gran parte causata da ampie zone vuote e dalle continue morti causate sempre da quei limiti appena citati… il risultato non può essere definito “buono”.

Il titolo non è insufficiente, perché non si merita un voto così punitivo. Risultano evidenti il lavoro che c’è stato dietro e le buone intenzioni. Però è poco più che sufficiente per tutte le ragioni elencate sinora. Gli achievement stessi denotano la vuotezza del titolo, dato che sono solo 5 e, banalmente terminando il gioco, conseguiremo comunque il 60% degli obbiettivi. Anche senza raccogliere i collezionabili, apparentemente aggiunti in un secondo momento per dar corpo al titolo, basterà iniziare, arrivare a metà gioco e finirlo.

Tirando le somme, Monochroma può essere giocato per svago, senza avere troppo pretese, se si ha una manciata di ore da occupare. Naturalmente trovandolo a un prezzo inferiore di Limbo, Inside, PID o un’altra trafila di puzzle platform di tutto rispetto, altrimenti è logico che la precedenza vada a questi ultimi.

65

Trama

7/10

    Gameplay

    6/10

      Comparto Audio

      7/10

        Comparto Visivo

        7/10

          Pros

          • Gradevole a vedersi
          • Colonna sonora piacevole

          Cons

          • Tecnicamente piuttosto limitato
          • Ampie aree vuote
          • Puzzle insoddisfacenti per metà del gioco
          • Poco originale

          Pietro Giovani

          Non ho ancora capito se sono un casual gamer o no. Cioé, se gioco tanto ma cose a caso... vale?

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