I Simpsons: gli autori rivelano scene tagliate… 22 anni dopo

Rivelate 22 anni dopo due scene tagliate dagli episodi “Who Shot Mr. Burns”. L’autore Josh Weinstein ha twittato due vecchie pagine di sceneggiatura.

Un paio di giorni fa uno degli autori della popolare (lo è ancora?) serie animata I Simpsons ha rivelato tramite Twitter due brevi scene eliminate poi nella definitiva stesura di due degli episodi più iconici dell’intera serie: Chi ha sparato al Signor Burns?.

Pur essendo una notizia di poco conto, che in Italia ha persino faticato ad arrivare, sia per contenuti delle scene in questione che per rilevanza rispetto alla realtà delle stagioni ancora in corso, vale la pena spendere qualche riflessione al riguardo.

Appunto: qual è la realtà delle ultime stagioni dei Simpsons? La questione ha fatto e fa ancora molto dibattere in giro per il web. Recensori, qualificati e non, parlano di “declino generale”; un’accusa parecchio tagliente del britannico Guardian aveva utilizzato l’espressione jumping the shark (saltare lo squalo) parlando di quella che riteneva una inesorabile morte dello show da più di dieci anni ormai. In ogni caso, l’opinione più importante è sempre un’altra: quella del pubblico. E anche quest’ultimo ha ben poco di edificante da dire sulle ultime uscite della famiglia ingiallita.

Pare dunque che il tempo abbia portato a inevitabile degenero anche uno dei cartoni più intelligenti e amati statunitensi, quello che negli anni Novanta aveva rappresentato la voce dell’animazione satirica e irriverente più iconica e influential della televisione mondiale. Gli spettatori parlano di personaggi ormai insopportabili e banalizzati, di gag demenziali che tentano di rincorrere la comicità tipica di altri prodotti come i Griffin, ma che non riescono a far altrettanto ridere. Più importante (e a mio parere la cosa più grave), in internet si parla di “mancanza definitiva di valori e di cose da dire”. Ed è questo forse il fondo da cui si rischia di non risalire, non dopo 24 stagioni e una crisi di messaggi e coinvolgimento che sembra esserci da almeno 10.

La caratteristica costitutiva di ogni buon prodotto satirico e umoristico è proprio l’efficacia dei propri messaggi e le prime stagioni non sbagliavano un colpo in questo senso: intavolavano temi importanti, veicolati da personaggi che sempre più si allontanavano dagli stereotipi da cui erano nati e battute mai banali, sottili nel loro umorismo e puntuali per richiami all’attualità. Sarà per questo che l’autore Josh Weinstein (cognome, bisogna dirlo, un po’ infelice in questo periodo) chiama in causa uno degli episodi che più dimostrano questa efficacia.

I due episodi intitolati “Who shot Mr. Burns” (parte 1 e parte 2) vennero trasmessi il 21 maggio 1995 e il 17 settembre dello stesso anno, creando un’attesa di mesi che aveva fatto discutere persino la stampa “dei piani alti” statunitense. Il cliffhanger sul colpevole del colpo di pistola sparato al Signor Burns venne definito come uno dei misteri (diremmo oggi “da hype disperato”) più significativi e iconici del decennio televisivo. Non era nemmeno la prima volta che la serie faceva parlare così tanto di sé, in un’epoca in cui prendere sul serio un cartone animato era ancora un sogno lontano e inconcepito. Gli autori avevano magistralmente costruito l’arco narrativo con un susseguirsi di indizi e un accumulo di moventi in un crescendo ritmato e perfetto. Il tutto culminava poi con l’appello allo stesso spettatore: il dottor Hibbert puntava il dito contro lo schermo invitandoci a svelare il mistero noi stessi (lo sfondamento della quarta parete andava forte all’epoca…). Le tematiche chiamate in causa erano, poi, le più disparate, attuali e di impatto per l’audience soprattutto americana degli anni Novanta (e forse anche di adesso). Su tutte, la questione della libera circolazione delle armi da fuoco e le varie problematiche del sistema giudiziario federale dovevano aver destato non pochi dibattiti.

Insomma, una cura nella scrittura che equiparata agli episodi delle ultime stagioni sembra davvero far parte di un’altra serie tv, di un altro mondo. 

Non ci resta che chiederci se gli autori non siano un minimo consapevoli del declinante andazzo dei Simpsons, se non ci troviamo davanti a un ristagno che porterà a inevitabile chiusura del caro cartone animato. Twittare di cose vecchie di 22 anni è forse un altro segnale? È probabile che tra le righe Josh Weinstein abbia voluto intendere ben altro: “parlo di allòra perché dell’ora non c’è più nulla di interessante da dire”.

Laura Collesano

Una vita all'insegna della dipendenza inguaribile da storie. Sono drogata da circa 27 anni e mai stata "sobria", forse neanche per un giorno. Che sia in forma filmica, cartacea o videoludica amo la narrazione e amo raccontare. Scrivo soprattutto di questo e altra mia grande passione: i dibattiti infiniti e più o meno calmi su personaggi, snodi narrativi, sotto testi... Basta vah ;)