I molteplici volti, e i perché, della censura morale nei videogiochi

Analisi, pensieri e osservazioni sul fenomeno

 

Fare dell’intrattenimento ai giorni nostri è parecchio difficoltoso: ciò perché la nostra epoca, a mio parere, è ferma a metà fra la libertà di espressione e una mentalità tradizionalista. È dunque facile assistere ad artisti di ogni genere mentre vengono coinvolti in un uragano di critiche, incappando in conseguenti possibili censure.

Lo stesso discorso vale per i videogiochi, sui quali viene applicato un controllo rigoroso, soprattutto a causa delle testate giornalistiche, che non perdono mai occasione per sottolineare la violenza dei nostri alter-ego virtuali, perpetrata per arrivare alla fine dell’avventura. Se il fulcro della questione fosse solo la violenza, sarebbe semplice smontare certe critiche. Purtroppo, però, il discorso è molto più complesso ed esteso.

L’aspetto di cui andremo a trattare è ovviamente la censura, che nel caso dei videogame viene applicata spesso quando argomenti di tre specifiche categorie, politica, religione e morale, assumono sfumature controverse. Per quel che riguarda le prime due, sono rari i casi dove è stato preso un qualche tipo di provvedimento. Sviluppatori e publisher stanno sempre ben attenti, sapendo che il terreno è un campo minato. Quando invece parliamo di morale, è quasi scontato che vengano effettuati dei controlli o tagli, essendo questo tipo di censura soggetta alla sensibilità del consumatore, secondo quello che viene segnalato o quello che, a detta di organizzazioni o governi, non dovrebbe essere visto in un prodotto di intrattenimento.

In modo sempre più ricorrente, contenuti e situazioni che toccano tematiche ambigue vengono oscurati, a volte minando la godibilità dell’ambiente di gioco. Per approfondire al meglio questo argomento spinoso, possiamo individuare delle sottocategorie che rientrano nella censura morale, analizzando dove l’opinione pubblica dibatte più spesso, ovvero: violenza, sesso e quello che  definisco generalmente “contesto”.

 

VIOLENZA:

Il concetto di violenza durante gli anni si è evoluto, comprendendo tutta una serie di sollecitazioni grafiche ed uditive. Esercitarvi un controllo non significa più solo censurare un banale omicidio (e il modo in cui viene eseguito), ma anche occultare la presenza di sangue, di cadaveri o persino quella di determinati tipi di armi, tagliare scene raccapriccianti e/o disturbanti. La gamma dei generi, quindi, su cui possibili limitazioni si abbattono è ormai vastissimo: se prima era unicamente l’horror a suscitare sdegno, ora c’è una lunga lista fatta di titoli d’azione, thriller, sparatutto e così via. A voler elencare tutti i titoli censurati tacciati di violenza richiederebbe più di un articolo.

Possiamo, però, riportare i casi più eclatanti, spesso risalenti a titoli che trattano contesti realistici, come ad esempio Manhunt o le serie di casa Rockstar, come Bully o GTA. Fortunatamente per noi europei, sono poche le restrizioni pesanti adottate per questi tipi di giochi, come ad esempio il ritiro completo dal mercato o il cambiamento totale di una missione. È risaputo, però, che in paesi come Cina e Australia, e in generale tutta l’area dei paesi orientali, i videogiochi sono obbligati spesso ad una censura quasi brutale. Non parliamo solo di tagli di inquadratura, oppure di scene non giocabili, bensì di giochi praticamente introvabili, o la cui vendita è stata resa addirittura illegale.

Nel nostro panorama la situazione è più accettabile, essendo le censure parziali (come l’eliminazione del sangue, la camera che si distoglie “dall’azione” etc.). Ad essere invece particolarmente pressanti sono le critiche e l’opinione pubblica, che vorrebbero maggiore controllo sulla violenza mostrata. Specialmente in videogiochi dove l’immersività è il punto focale del gameplay, sovente giornali e media puntano il dito, temendo una possibile immedesimazione, che porterebbe il giovane pubblico ad utilizzare il videogioco come metro di giudizio per il comportamento nel mondo reale.

 

SESSO:

Un altro dei punti nevralgici della censura, forse anche più longevo rispetto al primo, di cui stavolta è il panorama europeo a soffrirne di più, è il sesso. Il taboo per eccellenza, ha trovato nel nuovo millennio terreno fertile con i videogiochi, dove eroine sensuali, fisici scolpiti o scene di sesso vere e proprie, sono spesso censurate. Uno degli esempi lampanti riguarda Tracer, l’eroina dalle invitanti forme del gioco Overwatch. La sua posa mostrata nei menu di gioco, che mette in risalto il lato B, è stata recentemente criticata da un padre, preoccupato per la figlia, che avrebbe potuto emularne il comportamento. Aperta una segnalazione alla casa produttrice, essa ha deciso di modificarla, nonostante fosse una posizione abbastanza normale. Ovviamente ciò ha suscitato le ire degli internauti.

E sempre parlando della moretta di Overwatch, in un fumetto virtuale edito proprio dalla casa di sviluppo, si viene a scoprire che la ragazza è omosessuale. Direte voi, cosa c’è di strano? Beh, la Russia non la pensa esattamente così, e infatti il fumetto è stato censurato e bloccato a qualsiasi utente con un indirizzo e-mail russo.

Come è possibile notare, quindi, vi è un’altra faccia della medaglia riguardante l’orientamento sessuale, argomento saltato fuori anche per quanto riguarda Ellie, da The Last of Us 2, durante i trailer dell’ultimo Eb3. Come ho detto prima, specialmente per quanto riguarda il sesso, c’è uno scontro fra la libertà di pensiero e la mentalità conservatrice, che vorrebbe molti contenuti oscurati.

 

Le case produttrici, grazie all’evoluzione dei social, seguono in modo attento le segnalazioni, intervenendo molte volte in modo tempestivo e totalitario, rimuovendo completamente fotogrammi, scene, o vestendo i corpi scoperti. Perché tutte queste segnalazioni? Perché una tale avversione nei confronti di nudità e scene piccanti? Probabilmente per una mancata, e dovuta, distinzione fra ciò che è semplicemente una persona svestita (o il modo di raccontare dell’autore di un momento intimo fra i personaggi della propria storia), e quello che per molti -a torto- sembra il suo cugino più prossimo, il porno.

E news delle news? Parecchi giochi a sfondo sessuale, o contenenti contenuti per adulti, stanno lasciando Steam, date le nuove politiche di Valve. Queste ultime probabilmente messe in atto a causa della legge FOSTA-SESTA, di cui abbiamo parlato nelle nevs settimanali.

 

CONTESTO:

 

Quello che chiamo contesto, sono tutte quelle limitazioni attuate in base alla logica “buonista” di mercato, bloccando contenuti che si ispirano a contesti sociali scomodi. Agiscono sul mondo e sulla storia raccontata nel gioco, ma in modo più profondo, mutando non più piccoli dettagli, ma parti della struttura originale.

Molte di queste censure riguardano ad esempio la localizzazione dall’oriente a noi, come ad esempio in Chrono Trigger, dove alcuni personaggi nati dalla mente del maestro Toriyama, hanno il nome completamente diverso nella versione occidentale. O come nel gioco Persona nella versione americana del ‘96, dove l’aspetto dei personaggi viene stravolto e una quest totalmente cancellata.

Giochi in cui sono presenti droghe molte volte subiscono alterazioni, dato che l’argomento non è ben visto da molti, come accade per Saints Row IV, dove in Australia uno dei potenziamenti disponibili per i personaggi (che si attiva grazie ad uno spinello) viene totalmente eliminato. In ultimo vorrei citare il gioco di Pokemon, dove Jinx da nera è diventata viola (nonostante sia la raffigurazione delle kankuro, e non degli afroamericani), e dove un vecchietto ubriaco steso a terra in occidente si trasforma in un uomo nervoso perché non ha bevuto abbastanza caffè.

Il contesto insomma è qualcosa di molto vasto, che va a scontrarsi con credenze e abitudini dei vari utenti a cui il prodotto viene proposto. Nonostante da un lato io comprenda le motivazioni di un controllo fatto per ragioni religiose, o magari per ragioni etiche, fatico a capire come da questi adattamenti possano venire totalmente eliminati pezzi della narrazione.

 

L’IMPORTANZA DI PEGI E ESRB:

A mio parere, ritengo l’utilità della censura parziale. Perché? Per l’esistenza del PEGI e dell’ESRB. Queste due regolamentazioni, specificamente una europea e l’altra americana, sono state create apposta, come guida all’acquisto, proponendo ad ogni fascia d’età un prodotto adeguato. Certo, non tutti i diciottenni magari sono pronti alla violenza gratuita di GTA V, o alle scene di sesso in Witcher 3, ma dovrebbe stare al giudizio del compratore se quel titolo può piacere o meno. Recensori e articoli possono aiutare nell’acquisto, analizzando preventivamente di cosa parla il gioco.

Ritengo la censura morale, specialmente riguardo violenza e sesso, fuori luogo, a meno che non vengano trattati argomenti che rivangano memorie dolorose per un’intera popolazione: accetto di buon grado che il popolo giapponese censuri l’esplosione della città in Fallout 3, o che la Cina voglia oscurare le decapitazioni (data la credenza che l’anima risieda nel capo). Quello su cui transigo a fatica, però, è la censura spietata incurante di come un’opera sia stata concepita da un gruppo di creativi, nonostante sia già presente un avviso con tanto di bollino rosso ad avvertire che il contenuto è inadatto ad un pubblico sensibile.

 

L’OPERA CREATIVA E LA SUA LIMITAZIONE:

Uno degli aspetti su cui viene posta l’attenzione, tra le persone che vorrebbero meno censure, è lo snaturamento che l’opera subisce. Ciò è vero, ma solo in parte. Infatti, molte volte le censure effettuate non vanno a cambiare totalmente il senso del videogioco. Prendiamo ad esempio il Giappone e l’oriente in generale, dove il sangue da rosso si colora di nero. Sicuramente può dare fastidio alla vista, ma non cambia in modo vero e proprio l’esperienza videoludica.

Tutt’altro discorso è quello che accade quando, per localizzazione o per altri tipi di restrizioni, i livelli o i mondi vengono cambiati, modificandone il nome, l’aspetto o anche l’interazione che si può avere con essi. Innumerevoli sono i personaggi completamente eradicati dal proprio contesto, ai fini di una censura quasi maniacale, come accade ad esempio in Vice City per il mercato tedesco, dove sparare alla gente non farà guadagnare denaro, e non si potrà infierire sui corpi. Detto così, potrebbe sembrare anche giusto, ma qualche articolo fa abbiamo parlato di come la violenza nei videogiochi talvolta possa essere catartica, risultando addirittura positiva. Perché non tener conto anche dell’opinione scientifica?

I videogiochi dovrebbero essere considerati, ormai, come opere vere e proprie. Dietro un titolo, oltre l’ ovvia programmazione, c’è una scrittura e una narrazione ben strutturata, con decisioni creative precise che dovrebbero essere trattate con un adattamento, quanto più possibile, fedele alla storia principale. Censurare una missione, il comportamento di un personaggio, il suo aspetto, senza curarsi dell’impatto sulla totalità dell’opera, dovrebbe essere considerata un’offesa al suo creatore.

 

GIUSTO O SBAGLIATO?

Per terminare l’articolo, vorrei esporre un piccolo pensiero per ciò che riguarda il marketing nascosto dietro la censura. Un gioco violento, o anche con elementi “scomodi”, alimenta il fuoco del mostro informatico che molti giornali hanno contribuito a creare durante gli anni. Probabilmente, se c’è una censura molto estesa, è perché dilaga la disinformazione sull’argomento, e ancora meno voglia di considerare il videogioco come un’opera d’arte interattiva.

Ritengo la censura un mezzo che debba avere come obiettivo quello di equilibrare ciò che si vuole mostrare, rendendolo adatto ad un pubblico su scala mondiale, in modo che sia fruibile a tutti, e al contempo non urti la sensibilità di nessuno (per quanto possibile). Questo, però, deve essere legato ad un’informazione approfondita sull’argomento e a uno studio sul messaggio che l’opera vuole trasmettere proponendo determinati contenuti.

Marco Carratore

Ex impiegato dell'industria videoludica, appassionato di cinema, avido lettore e conl'hobby della scrittura da più di 10 anni. Cresciuto a pane e Internet, adoro da sempre l'universo nerd e geek, scriverne è il sogno che si avvera.