Heavy Rain – Così si Evolve un Videogame

Al contrario di quanto dicono in molti, in questa generazione di videogiochi abbiamo avuto a che fare con una grande

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quantità di idee nuove ed originali. Mentre molte case produttrici di videogame centellinano le novità, proponendo al pubblico copie su copie degli stessi giochi, ma sempre più in alta definizione, altre sperimentano vie inedite e si creano un pubblico nuovo, esigente ed affamato di innovazioni. 

E’ così che abbiamo avuto modo di avere tra le mani una nuova tipologia di videogame, giochi che fanno della trama e delle emozioni la loro grande forza. Sono nati in questo modo giochi atipici e meravigliosi come Heavy Rain.

HEAVY RAIN

Scrivo questa recensione dopo aver terminato Heavy Rain per la prima volta. Eh si, perchè nonostante chi scriva sia un giocatore assolutamente deciso a non rigiocare mai due volte lo stesso gioco, per mantenere intatte tutte le sensazioni della “prima volta”, stavolta sarà quasi costretto a farlo. Ma andiamo per gradi: per chi non lo conoscesse, Heavy Rain è un gioco difficilmente definibile. Stiamo parlando di un prodotto piuttosto distante dal classico videogame di avventura dei giorni nostri, che si indentifica molto di più nel concetto di avventura grafica o addirittura di film interattivo, con una forte carica cinematografica.

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Come precedentemente detto, le parole chiave del gioco sono “Trama” ed “Emozioni”, a cui si aggiunge però una terza parola magica che sarà il punto cardine per tutta la durata del gioco: “Scelta”.

Sarà infatti necessario compiere continuamente delle scelte, che determineranno il destino del personaggio che stiamo controllando, e andranno a modificare in maniera più o meno decisa il proseguo della trama. Sono infatti decine e decine i momenti in cui la trama può essere sconvolta, fino a farci arrivare ad uno dei ben 22 finali!

La storia inizia con Ethan Mars, un uomo che ama la sua famiglia e il suo lavoro. La morte di uno dei suoi due figli, però, sconvolge la sua vita. Lasciato dalla moglie e con un secondo figlio sempre più distante, si trova sull’orlo della depressione. Il peggio però arriva quando il Killer degli Origami, un maniaco che rapisce ed uccide i bambini della città, catturerà proprio suo figlio, ultimo affetto rimastogli.

Inizia così l’intricata trama del gioco, che in seguito ci vedrà vestire i panni di un investigatore privato, un agente dell’FBI ed una giornalista, che per un motivo o l’altro si ritrovano tutti sulle tracce del killer, incrociando più e più volte le proprie strade.

Come anticipato, alcune scelte porteranno a sconvolgere completamente la storia, ed è quindi questo il fattore rigiocabilità di cui si parlava: più volte durante il gioco, ci si chiederà cosa sarebbe successo affrontando diversamente una situazione, e a gioco terminato, saranno molti coloro a cui verrà voglia di ricominciare per andare a vedere come va a finire stavolta; ciò è favorito anche dalla possibilità di riprendere il gioco da un qualsiasi punto della storia, e decidere se ricominciare da quel punto (sostituendo le nuove scelte alle vecchie), oppure rigiocare il capitolo senza salvare.

UNO SPETTACOLO PER GLI OCCHI E PER LE ORECCHIE

Tecnicamente, il gioco è un continuo susseguirsi tra azione in tempo reale e filmati. Graficamente, il livello è molto alto, soprattutto per quanto riguarda le espressioni facciali. Le ambientazioni sono davvero ben curate e realistiche in ogni loro dettaglio. Nel complessivo, Heavy Rain è stilisticamente ottimo, seppur con qualche sbavatura qua e là nelle animazioni, ma che non intacca minimante la qualità complessiva del titolo.

La carta vincente è indubbiamente quella che riguarda il sonoro: ad accompagnare la stupenda trama ci sono musiche bellissime e sempre adatte al momento, in grado di emozionare come in pochissimi altri titoli in circolazione.

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L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Ad affiancare tutti gli aspetti positivi sopra elencati, ci sono degli aspetti ritenuti da molti dei veri e propri difetti: ad esempio la durata totale dell’avventura, che non supera le 8-9 ore: è vero che il gioco offre una grande rigiocabilità, ma è pur vero che per quella fetta di giocatori che decideranno di giocarlo un’unica volta, forse non saranno abbastanza. In secondo luogo la poca interattività con gli ambienti e con il gioco tesso,che per tutta la sua durata, consiste quasi essenzialmente nel pigiare con buona reattività i pulsanti che appaiono sullo schermo. Infine troviamo il fattore “noia”, che potrebbe venir fuori nei momenti in cui la tensione della storia è bassa (specie nelle fasi iniziali), amplificato dall’esigua esplorabilità degli ambienti e interattività con essi.

IO SONO HEAVY RAIN

Nella mia esperienza di gioco, posso dire che nessuno di questi tre aspetti sia risultato un vero e proprio difetto: la durata mi sembra quella ideale, e solo allungando il brodo forse avrei avvertito questa sensazione di “noia” che invece non mi ha mai sfiorato. Per quanto riguarda l’interattività è senza dubbio vero che sia limitata, ma questa per me è una scelta vincente, perchè rende il giocatore ancora più cosciente del fatto che la protagonista di Heavy Rain è la trama stessa del gioco! E’ con essa che ci si immedesima, è con essa che si sta giocando, prima ancora che con il personaggio che si controlla. Fa in modo di mantenere quella distanza tale che ci permette di continuare a vedere dall’alto quello che stiamo costruendo. E quando arriverete ai titoli di coda, magari, come me, vi sorprenderete nel rendervi conto che ciò che avete creato rappresenta molto bene ciò che siete, se non come persone, quantomeno come videogiocatori.

E questa, a mio parere, è la vera, grande novità di Heavy Rain.

Matteo Miola

Marchigiano, laureato in graphic design. Datemi un lavoro.