Dead Cells, procedurali Cellule Morte – Recensione

Nato dalla mente dei Motion Twin, Dead Cells è uno degli accessi anticipati più divertenti dell’ultimo anno. Frenetico, colorato e con quel pizzico di lore che tanto piace agli appassionati, terrà tutti attaccati allo schermo per ore ed ore.

Cosa succede quando una manciata di cellule morte si rifiutano di starsene buone e tranquille nella loro tomba? Semplice, prendono possesso di un corpo vuoto e se ne vanno in giro a uccidere mostri e a cercare una vita d’uscita da un castello arroccato a cui piace mutare continuamente il proprio aspetto. Dead Cells è pronto a catapultarci in un mondo un po’ folle e molto pericoloso.

Gameplay

Non tutti i giochi marchiati come Early Access escono con il buco e non sempre abbiamo la fortuna di mettere le mani su un titolo in grado di farci dimenticare il tempo che passa. Dead Cells, invece, riesce ad innalzarsi su quell’oceano confuso di codici e meccaniche assurde come la ciambella perfetta, il fantastico prescelto giunto per salvarci da un’estate lunga e tediosa. Esagero? Forse, ma voi seguite comunque il mio ragionamento.

“We’re huge fans of Roguelikes and Castlevania… So it was only natural for us to give birth to their bastard son, the Roguevania.”
(Motion Twins)

dead cellsDead Cells prende a piene mani dai generi roguelike e medroidvania, senza trattenersi dal riversare sul giocatore qualche battuta che spezza l’atmosfera pericolosa in cui sguazziamo per tutta la partita. Il gioco si apre con un ammasso di cellule verdastre che scivolano giù da quello che ha tutto l’aspetto di un tubo di scarico per raggiungere il corpo esanime – e senza testa – di un prigioniero.
Chi siamo? Non ne abbiamo la più pallida idea. Dove siamo? In una cella di una prigione, in un castello su un’isola a cui piace cambiare continuamente, facendoci perdere in un piacevole labirinto procedurale. Perché ci siamo? Se pensate che voglia raccontarvi tutto, vi sbagliate di grosso.
Al nostro primo risveglio ci ritroviamo a parlare con un cavaliere, rinchiuso come noi, e che ci darà le prime imboccate per cominciare la nostra avventura. Da lì in poi, come questo genere ci ha ormai abituato, saremo soli. Ad ogni morte ripartiremo dalla cella iniziale e, ad ogni nuovo inizio, la rocca muterà il suo aspetto, cambierà il percorso che dovremo fare per trovare le uscite per le diverse zone.
Ogni nuova partita ci consentirà di scegliere fra tre oggetti quelli che preferiamo per iniziare ad affrontare i nostri avversari; sparsi per la mappa troveremo potenziamenti per i punti vita, per le caratteristiche e per le stesse armi. Troveremo progetti per nuovi strumenti, per aumentare il potenziale del nostro equipaggiamento (sia offensivo che difensivo), per nuove fiaschette di cura e nuove magie. C’è davvero di tutto, in questo titolo, e sarà divertente scovare le accoppiate migliori con cui affrontare e battere le schiere di nemici che ci troveremo di fronte. Tra doppi pugnali da ladro, spadoni alla Berserk e raggi congelanti avremo l’imbarazzo della scelta; ogni giocatore può trovare l’approccio migliore e che più si adatta al proprio stile di gioco.

dead cells

L’interfaccia di Dead Cells è semplice e poco invasiva, posizionata tutta sul lato inferiore dello schermo. Una piccola mappa sulla destra, che possiamo ingrandire a piacimento per vedere il punto in cui ci troviamo rispetto a tutto il livello, e il nostro inventario sulla sinistra, con tanto di guida ai pulsanti da usare per le varie armi o abilità. Una barra della vita old style ci saluterà dalla zona più bassa e potremo sempre tenere sotto controllo sia le monete guadagnate, sia le cellule azzurre che alcuni mostri si lasceranno alle spalle e che potremo usare per sbloccare i nuovi progetti trovati nel corso della partita. Curiosando per i livelli di gioco, troveremo mercanti e negozi, zone segrete in cui sono nascosti piccoli e grandi tesori, casse del tesoro (anche casse maledette, per nostra disgrazia!) e sono presenti anche le più classiche sfide per i giocatori più abili e sprezzanti del pericolo. Livelli segreti, boss rush, porte a tempo – insomma, con Dead Cells è molto difficile annoiarsi e ad ogni fallimento seguirà sempre una nuova partita, senza fermarsi, senza mai averne abbastanza.

Comparto tecnico

dead cellsCon una grafica 2D accattivante e colorata, Dead Cells è un piacere da vedere quanto da giocare. I Motion Twins hanno scelto di non puntare su textures elaborate e modelli realistici, preferendo regalarci un gioco dall’aspetto cartoon un po’ retrò, pixellato il giusto ma con modelli dai movimenti fluidi e veloci, così come il gameplay frenetico e preciso richiede. Il gioco non presenta cali di fps nemmeno nelle parti più concitate e con un gran numero di nemici ed effetti di luce a schermo; i comandi sono reattivi e precisi, permettendo di concatenare attacchi, schivate e magia in modo perfetto – per quanto la nostra personale abilità ci possa permettere.
Il comparto audio presenta suoni di sottofondo azzeccati e una colonna sonora epica che dà al titolo una marcia in più.
È apprezzabile la cura che gli sviluppatori hanno messo anche negli elementi secondari e che non influiscono direttamente sul gameplay. Gabbie che si muovono e casse che si distruggono quando colpite, acqua che si ghiaccia quando usiamo una magia di congelamento al suo interno e porte che possiamo aprire o sfondare, stordendo i nemici che vi sono dall’altra parte. Ogni particolare è studiato per rendere il gioco più vivo e divertente.

 

I Motion Twins hanno fatto il grande passo con un medroidvania dal retrogusto souls che non può non appassionare gli amanti del genere. Il giusto studio e la giusta attenzione possono regalare ore ed ore di divertimento e una sfida più che soddisfacente anche per i giocatori più difficili da accontentare. Dead Cells è un early access a cui dare fiducia e su cui spendere piacevolmente il proprio tempo.

Dead Cells

Dead Cells
77.5

Trama

7/10

    Gameplay

    9/10

      Comparto Audio

      8/10

        Comparto Visivo

        8/10

          Pros

          • Accattivante e divertente
          • Colonna sonora epica
          • Una sfida costante...

          Cons

          • ... che alla lunga potrebbe rivelarsi frustrante.
          • Ancora in Early Access

          Noemi Piccoli

          Sono bastati un Commodore 128, prima, e uno scassone con windows 3.1, poi, per condannare completamente una vita intera e offrirla in sacrificio al sacro mondo dei videogiochi. Arrivata alla veneranda età di trentun'anni, sto ancora cercando di capire come liberarmi della sindrome di Peter Pan, ma Campanellino continua a distrarmi.

          Lascia un commento