Il Dragon Ball GDR che ci voleva.

Dragon Ball ha una lunga storia, prima come manga (con la prima uscita nel 1984), poi come anime (1989). È indubbiamente uno dei prodotti di intrattenimento giapponesi di maggior successo degli ultimi quarant’anni e questo ha fatto sì che il franchise abbia avuto diverse trasposizioni videoludiche, quasi sempre di genere picchiaduro. Per questo un gdr come Dragon Ball Z: Kakarot stuzzicava tanto i fan: non più una serie di combattimenti intervallati da qualche cutscene, ma una vera e propria trasposizione fedele della saga Z in chiave open world, con missioni principali e secondarie. Si tratta di una struttura parecchio classica per un gdr e al contempo parecchio insolita per un gioco di Dragon Ball, ma devo ammettere che funziona dannatamente bene.

Dragon Ball Z: Kakarot

Un anime 3D – Comparto Tecnico

Dragon Ball Z: Kakarot è uno dei punti più alti mai raggiunti con la tecnica del cel shading. Ci troviamo davanti ad un’opera che rispecchia in tutto e per tutto lo stile dell’anime originale, ma (naturalmente) in 3D. Graficamente è semplicemente perfetto, peccato che in qualche situazione un po’ concitata il framerate perda qualche colpo. Le musiche sono quelle originali (giapponesi, niente Giorgio Vanni), ri-arrangiate in alcuni punti, ma sempre molto familiari se avete giocato qualche altro gioco di Dragon Ball.

Dragon Ball Z: Kakarot Goku vs Vegeta

La serie Z…esattamente come ve la ricordate – Storia

Dragon Ball Z: Kakarot, come suggerisce il nome, si concentra solo ed esclusivamente sulla serie Z, quindi si parte con la saga dei Saiyan e si finisce con la saga di Majin Bu. Nel mezzo, oltre a innumerevoli combattimenti di cui parleremo più avanti, ci sono una marea di cutscenes che ci aiutano a ripercorrere l’epica avventura di Goku e compagni. Non ho fatto i conti, ma credo che le ore in cui si gioca e le ore in cui si guardano questi filmati siano più o meno pari. Sia chiaro, non lo considero un difetto: per me è stato un bellissimo modo di rivivere questa storia e quasi ho preferito queste parti ai combattimenti.

Dragon Ball Z: Kakarot Kamehameha padre-figlio

Per quanto riguarda le secondarie invece, il discorso è un po’ diverso. Naturalmente, le secondarie non sono incisive o interessanti come la storia principale, ma hanno il pregio di essere inedite e vi costringono ad esplorare e incontrare un po’ di personaggi, che non è male. In generale, se vi appassiona questo universo, potrete apprezzare anche buona parte delle secondarie, altrimenti è probabile che le facciate comunque per le ricompense, utili per la progressione dei personaggi.

Dragon Ball Z: Kakarot Goku SSJ3 Kid Bu

Combattimenti e progressione – Gameplay

Veniamo finalmente ai combattimenti, che in Dragon Ball Z: Kakarot non sono la parte predominante del gioco. Il sistema di combattimento è buono e permette parate, schivate e il lancio di attacchi speciali. Per questi ultimi però, serve l’aura (che si può caricare tramite apposito tasto), quindi entra in gioco anche una minima componente strategica. Inoltre ci sono le trasformazioni. Queste aumentano le nostre statistiche ma consumano aura e, in rari casi, punti salute. I combattimenti sono divertenti tutto sommato, ma se non fossero intervallati da larghi tratti di storia, il gioco verrebbe a noia presto.

Il sistema di progressione dei personaggi è affidato a diversi alberi delle abilità in cui si avanza spendendo sfere Z che si recuperano durante il free roaming e completando i combattimenti. Inoltre, per sbloccare determinati attacchi speciali, sarà necessario completare il corrispondente allenamento, a cui si accede spendendo medaglie d (altra ricompensa comune nelle secondarie) e superarlo (cosa non scontata).

Dragon Ball Z: Kakarot Comunità

È stata infine introdotta la meccanica delle comunità. Conoscendo i vari personaggi otterremo i loro emblemi. Ogni personaggio ha un emblema che rispecchia le sue caratteristiche (Goku ad esempio, ha valori alti in “Guerrieri Z” e “Allenamento”, ma bassi in “Cucina” e “Sviluppo”). Dovremo quindi disporre i personaggi nelle comunità appropriate e incrementare le loro statistiche donando loro alcuni degli oggetti ottenuti nel corso delle missioni.

Non mancano poi gli oggetti consumabili da usare in combattimento, primi fra tutti i senzu. Esiste anche la possibilità di andare da Chichi e farsi preparare dei pasti da portare con sé e consumare, tra uno scontro e l’altro, per ottenere un temporaneo incremento delle statistiche.

RASSEGNA PANORAMICA
Trama
8
Gameplay
8
Comparto tecnico
9
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Studente di informatica appassionato di videogiochi e tecnologia da sempre (quindi da 20 anni, neanche tanto), non ho un genere preferito, ma giro alla larga da strategici e gestionali.